Racconto semplice. La mia esperienza al TEDxAssisi.

Questa è la storia di come la passione per la comunicazione mi ha portato il 4 novembre in Umbria in occasione del TEDxAssisi, organizzato da Matteo Piselli. Un racconto semplice della mia splendida esperienza.

Siete pronti?

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Sapete, qui in Sardegna capita molto spesso di non trovare le giuste soddisfazioni lavorative. Almeno per me è stato così. Ho quasi sempre lavorato con aziende non della mia terra. Il “come mai” è ancora un mistero per me. Il giorno in cui ho ricevuto la mail da parte dell’organizzazione del TEDxAssisi ero triste. Ma poi leggo il testo. Mi fermo. Sono stata scelta come componente della social crew che curerà la comunicazione social del TEDxAssisi. Wow!

Non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione. Io? Al TEDxAssisi? Ancora non potevo crederci. Ma sapevo una cosa: dovevo esserci.

Organizzo la partenza ed il 4 novembre arriva in un baleno. Ma non vi è tempo da perdere. Il pomeriggio del mio arrivo alle 15.00 conosco gli altri componenti della social crew, capitanata da una splendida professionista: Giusy Congedo. Un secondo ed è subito amicizia. Me lo sento sarà una grande squadra. Continuiamo con il corso Hootsuite tenuto magistralmente da Giusy.

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Poi arriva il grande giorno dell’evento. La social crew è ai posti di combattimento e trasuda tanta energia. Matteo Piselli apre le danze con una splendida presentazione.

Il concept del TEDxAssisi è #backtosimplicity e le aree trattate sono quattro: learning, glocal, sharing e resilience. Pensate siano argomenti diversi? Invece no! Hanno un filo conduttore comune: la semplicità.

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Gli speaker che si alternano sul palco sono dodici e tutti semplicemente straordinari. Per l’area learning Raniero Regni, Antonia Colasante ed Eugenio Vitanza (aka Usuardo). Per l’area glocal Robin Good, Eva De Marco e Fabio Zaffagnini. Si continua poi con Cristina Rigutto, Marianna Marcucci e Sonia Montegiove dell’area sharing. E per finire l’area della resilienza con Elena  Brescacin, Andrea Tittarelli e Leonardo Cenci.

Mentre passo da Twitter a Facebook e viceversa, scrivo frasi e ascolto le riflessioni degli speaker. Ogni secondo per me è una crescita personale. E arrivo a pensare che, forse, è il destino che mi ha portato ad Assisi. Io che ho imparato il valore della semplicità da quando sono piccola. Ho imparato a guadagnarmi le cose. Vengo da una famiglia povera e solo seguendo la via della semplicità ho potuto studiare. Quella semplicità che mi porto sempre nel cuore.

Penso inoltre che Matteo e tutto il suo team organizzativo (la solare Serena Agneletti e l’energica Daniela Buglione) il giorno che hanno scelto i componenti della social crew siano stati forse un pochino psicologi. Ci hanno capiti. Hanno capito che quel team, composto da persone genuine e semplici, sarebbe stato un gruppo coeso.

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Questo post lo voglio dedicare a tutto il team del TEDxAssisi perchè ha avuto fiducia in me. Alla mia adorata social crew che mi ha regalato momenti indimenticabili. Al mio compagno e alla mia famiglia che, nonostante i miei fallimenti, continuano a credere in me e mi sostengono ogni giorno.

E poi a me stessa. Perché ogni tanto bisogna darsi qualche pacca sulle spalle.

I diari di una nerd.

Ho deciso di voltare pagina e andare avanti con una nuova fase di me stessa e del mio blog. Ora lo so: sono sempre stata una nerd.
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Nonostante io mi senta perfettamente normale, le persone in qualche modo mi hanno fatto sentire sempre diversa. Ma negli anni quello che prima era per me un disagio è diventato un mio grosso punto di forza. In ogni caso mi distinguo.

Vi sembra niente?

E la mia mente non può che andare indietro negli anni alla mia goffa adolescenza. Michela e la sua ciccia tanto derisa dalle sue coetanee. Michela e i suoi abiti fuori moda. Michela e le sue amate letture che la facevano sperare e sognare. Insomma una vera nerd adolescente che si interessava più ai libri che al mondo esterno. Ah dimenticavo…volevo scrivere un libro. Non l’ho ancora fatto ma prima o poi ci riuscirò.

Ma arriviamo ad oggi. Eccomi qua. Sono orgogliosamente nerd perché:

  •  Non mi piacciono gli abiti alla moda
  •  Odio la nail art
  •  Leggo quintali di libri
  •  Non ho lo shatush
  • Non leggo romanzi rosa
  •  Pc e smartphone sono le mie flebo
  • Sniffo le pagine dei libri prima di leggerli

 

E’ bello sentirsi diversi perché in ogni caso si è speciali.

 

E tu cosa ne pensi?

Siamo nell’era GutenBezos. La IV rivoluzione digitale del libro nella lettura democratica – Intervista a Pierluigi Lai di Logus Mondi Interattivi

TTecnologico

di Alessandro Ligas

L’uomo vuole, in generale, vivere nella sicurezza e in uno stato di equilibrio. L’innovazione impone all’uomo un cambiamento ed è questo che non piace. Deve faticare. Ma senza innovazione il mondo non cresce, non va avanti. (Pierluigi Lai)

L’innovazione non è solo quella delle app o quella dei progetti di alta ingegneria, oggi con gli strumenti che abbiamo a disposizione si può fare innovazione anche nel campo della cultura.

Dall’incontro di persone che condividono un modo di pensare e di lavorare assieme, dall’incrocio di svariate competenze e dal convergere delle sinergie nell’innovazione tecnologica e nell’ICT è nata la casa editrice Logus .

“Siamo nell’era di GutenBezos” racconta PierLuigi, direttore editoriale di Logus, che ha coniato questo concetto, “è in questa parola che si può riassumere la rivoluzione che il libro digitale sta portando nel mondo. Così come Gutenberg ha rivoluzionato il mondo del libro con la stampa…

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#Meglio30. Nel bucato e nei sentimenti!

Sono sostenibile nella vita di tutti i giorni e nel mio essere più profondo. Di conseguenza quando mi è stato chiesto di diventare ambasciatrice del progetto #Meglio30 sono stata ben felice di accettare.

#Meglio30 (http://www.meglio30.it/) è un rivoluzionario progetto per la diffusione in tutte le lavatrici d’Italia del lavaggio a basse temperature. In questo modo non solo si ottiene un risultato eccellente per il bucato ma si tutela anche l’ambiente con minori emissioni di anidride carbonica. La campagna è partita in Italia grazie all’impegno ed alla creatività dell’associazione nazionale Assocasa.

Portiamo allora nella nostra vita un #Meglio30 per la bellezza dei nostri abiti, per la salvaguardia del nostro ambiente e per la nostra stessa felicità. Mi piacerebbe a questo punto fare un parallelismo tra sostenibilità ambientale e quella dei sentimenti. Soprattutto nella società contemporanea. Oggigiorno siamo tanto vicini grazie al web  eppure sempre troppo lontani. Molto spesso,  concentrati e ripiegati su noi stessi, ci dimentichiamo del vero valore della solidarietà. E di quello sempre costruttivo del confronto.

Io vedo  #Meglio30 come un contenitore di buoni sentimenti e di valori. E’ di tutto ciò che molto spesso manca nelle persone: onestà, bontà, valore, solidarietà, verità, amore, fiducia e sincerità.  Io, di queste cose, sento molto la mancanza. Ma il destino è sempre buono con me e mi permette di conoscere qualche volta splendidi progetti come #Meglio30.

Allora iniziamo adesso a prendere qualcosa dal cestello dei valori? Io ho scelto l’amore e tu?

 

Sex and the City version 2.0

E’ stata una settimana intensa e piena di impegni. Sono contenta e soddisfatta perchè sento per la prima volta il sapore della realizzazione. Tornavo a casa stasera. Camminavo e pensavo: le peggiori nemiche delle donne sono le donne stesse? Quando si commenta in maniera cattiva e pettegola il fisico o il carattere di una donna non ci stiamo già armando contro noi stesse? Io molto spesso sono stata ferita dalle parole delle donne ma non mi sono fermata a fare di tutta l’erba un fascio.

Poi ho incontrato delle donne stupende. E mi sento come Carrie beve un Cosmopolitan con le sue care amiche in un fashion bar di Manhattan. Ho una bellissima famiglia, uno splendido compagno al mio fianco e delle fantastiche amiche nel web. Si! Avete capito bene. Nel web! Il mio gruppo di amiche alla Sex and the City è assolutamente 2.0. Amiche con cui parlare di tutto con sincerità e colleghe con cui sto collaborando ad un progetto importantissimo. Nessuna invidia. Nessuna gelosia. Non cè trucco non cè inganno. Tutto vero e reale.

E se chiudo gli occhi mi vedo con loro a ridere, scherzare o gestire un lavoro.

Il tutto davanti ad un Cosmopolitan. 3d01916a3e651695661d50b3f6fa5293

Egoismo dei sentimenti.

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Quattro amiche alla scoperta di se stesse e della città. Questo è Sex and the city. E questo è anche il mio desiderio da sempre. Loro prendono il loro caffè e si confidano. Parlano di un repertorio femminile di assoluto riguardo: relazioni sentimentali, paure, scarpe e mondanità. Ecco le voglio anche io quattro amiche così. Anzi mi correggo: me ne basterebbe una. Una e basta. Sarebbe bello parlare dell’ultimo modello di borsa Giorgio Armani o di quel paio di Jimmy Choo che …oh si costano ben trecento euro ma sono assolutamente fantastiche!

Nasce spontanea una voglia di leggerezza e di sincerità. L’anima in compagnia delle amiche vuole alleggerirsi, non inglobare un mattone di cemento armato. Perché certe uscite tra “amiche” sono così. Si esce insieme solo quando una deve vomitare all’altra tutti i suoi problemi e le  paranoie cosmiche sulla vita. E allora quel locale diventa immediatamente lo studio di una psicoterapeuta. Ogni volta devo tenermi aggiornata sulle nuove teorie psicoanalitiche. Si sa Freud ormai è superato.

E allora mi chiedo: l’amicizia è davvero morta? Ci serviamo degli altri solo quando stiamo male e poi ritorniamo al nostro egoismo dei sentimenti? Non posso rispondere in maniera assoluta. Ma so che io sono sempre affamata di amicizia perché è un sentimento che riempie la vita. Continuerò a viverla in maniera unilaterale. E aspetterò finchè da inguaribile romantica non arriverà la grande amica della mia vita.

Buon Natale (ma vi consiglio un digestivo molto forte)

Giorni di Natale. Iniziamo con le cose belle: auguri a tutti voi amici miei! Vi devo dire una cosa: sono nauseata! Si. Lo sono. Certo, certo per il pranzo di Natale pantagruelico e lunghissimo. Ho tutto il diritto di mettermi a dieta per i prossimi otto anni. Ma un’altra cosa mi ha causato una fortissima acidità di stomaco. Chilometri e chilometri di inutili e mielosi post sui social network. Vi prego e ve lo chiedo per favore: basta! E’ dal 23 notte che continuate ad augurare buon natale. Un vero incubo. Lo avete scritto in tutte le salse con proclami di buone intenzioni per il nuovo anno. Avete taggato tutte le persone possibili ed immaginabili nei vostri orribili bigliettini d’auguri con candela e palla di Natale. 

Come se non bastasse siamo stati invasi da vagonate di foto di tavole imbandite con tovaglie rosse. Ci avete fatto vedere cosa avete preparato, mangiato e …..lasciamo perdere. Ci avete mostrato con sorrisi scintillanti che siete la famiglia perfetta che godete della gioia del Natale ma invece litigate tutto l’anno. 

E allora mi chiedo: abbiamo davvero bisogno di esibire ogni minimo passo fatto in questo giorno di festa? Non siamo più in grado di gioire delle nostre vite senza mostralo subito ai nostri amici di Facebook? Penso che sia bello a volte tenersi le cose più belle nel cuore ed essere felici senza che nessuno tranne te abbia bisogno di saperlo.

La felicità ai tempi di Facebook

Come sempre il mio bisogno di scrittura è compulsivo ed improvviso. Scrivere è liberatorio e permette di mettere a nudo la nostra anima. E io ora voglio aprirmi a voi. Giorni fa mi è capitato di leggere un articolo sul rapporto tra il glorioso social network Facebook e la felicità (http://www.newyorker.com/online/blogs/elements/2013/09/the-real-reason-facebook-makes-us-unhappy.html). Vi invito a leggerlo e fatemi sapere che ne pensate, mi raccomando! Per ora vi dovete accontentare del mio parere.
Si, ormai l’invasivo social network è entrato completamente nelle nostre vite private. E ha finito per monopolizzarle. Qualsiasi cosa non finisce con l’atto stesso ma solo con il fatidico share. Abbiamo bisogno di far sapere se siamo single, impegnati o fidanzati ufficialmente con chi e per quanto tempo. Un bacio, un abbraccio o un momento di tenerezza che dovrebbero rimanere come momenti di dolcezza nel nostro cuore sono costantemente esibite. E allora vai di utenti che si devono subire tortuosi aggrovigliamenti “linguistici” di alcune foto. Scusate ma mi viene a vomitare. Per non parlare dell’abuso di cuoricini e dello spreco di ” ti amo” pubblicamente dichiarati. Scusate ma mi viene ancora da vomitare.
E vogliamo parlare della rottura di subirsi le foto di ogni singolo giorno delle vostre vacanze in tutte le salse. Piedini al sole, aperitivi meridiani, pranzi e cene pantagrueliche. E voglio aggiungere i necrologi facebookiani di gatti, cani, topi, criceti e personaggi famosi.
Mi chiedo: davvero non siamo più capaci di vivere i nostri momenti senza la tentazione continua di condividere ogni lato della nostra vita? Se Facebook è diventato tutto questo io non voglio più starci. Voglio leggere cose intelligenti e interessanti. Voglio che sia uno strumento “social” di crescita e collaborazione. Tutto il resto risparmiatemelo.
La vita va oltre ciò che volete farci credere. Facebook è esibizione d’amore ma a volte nella realtà nascone relazioni complicate. Facebook è foto perfette e photoshoppate ma è anche cellulite e imperfezione. Facebook è amicizia ma nella realtà nasconde molto spesso falsità.
Perchè? Ma perchè siamo umani. Siamo bellezza, perfezione, felicità e amore. Ma anche imperfezione, cellulite, grasso, corna, falsità. Prendiamo tutto quello che la vita ci da e la vita finisce dove comincia lo share dei sentimenti.
Continua…..
 
 

La mediocrità e l'eccellenza. Analisi sociosbilenca della generazione Italia.

Stamane ascoltavo un programma radiofonico. Si parlava di noi. Generazione senza futuro. E della possibilità di devolvere un quarto della pensione di quei fortunati che ne usufruiscono alle politiche del lavoro. Mi è scoppiata in testa una domanda: quanto sono responsabili le vecchie generazioni di questo disastroso stato delle cose? Secondo me molto. Loro non ci danno spazio e pensano di sapere sempre tutto. Ma molti (ovviamente non tutti) navigano nella mediocrità. Non ci stanno dentro insomma. Sanno usare a malapena il cellulare e non si cimentano con i nuovi strumenti 2.0. Io, collaboratrice presso una PA, questa situazione la vivo ogni giorno. Ed è terribile non poter fare niente.
Poi torno a casa e sfoglio Wired. Leggo articoli entusiasmanti di gente fantastica che vive vite strabilianti. E mi riprendo dalla precedente ondata di mediocrità. Questa rivista mi da la possibilità di pensare e di imparare. E tra una pagina e l’altra sogno. E ancora sogno di poter, un giorno, lavorare in una super società web 2.0 come consulente marketing e comunicazione. Perché sono sicura di poter dare il mio contributo. Ho idee e voglio portarle avanti costi quel che costi.
Grazie a Wired di alimentare i miei sogni.

La mediocrità e l’eccellenza. Analisi sociosbilenca della generazione Italia.

Il peso dell'ordinarietà

Mi capita quasi tutti i giorni. Di avere quell’espressione là. Si esattamente quella di Tony Stark. Sconvolta ed allibita di fronte alle bizzarrie delle persone. In un primo momento fa da padrone l’occhio sbarrato. Poi cè la fase dell’esame di coscienza. Si sono molto sicura di me e penso di non aver fatto nulla di male. Forse non devo permettere a tutti indiscriminatamente di leggere nei miei pensieri e nei mie sentimenti.

Ma poi mi dico. Ma Michela perchè tanti problemi? Sei intelligente e disciamo pure carismatica. Meglio far parlare di se (sempre nei limiti della moralità s’intende) e scatenare flame. Piuttosto che essere un perfetto nulla.

Ehi tu come ti chiami? Scusa sei cosi invisibile che avevo dimenticato il tuo nome.

Bye

Il peso dell’ordinarietà