Io ballo da sola

Driiiiin driinnnn……..No la sveglia. Sono le otto e mezza (fai le nove). Solo in ritardo anche oggi. Caffè e doccia al volo. Sistemo la mia pettinatura new punk rosso brillante. E sono pronta per uscire. Dimentico una cosa necessaria: mi sparo a tutto volume Love Long Distance dei Gossip. E la mia creatività prende il volo. La mattina con la colonna sonora giusta è il momento della giornata in cui ho più ispirazione per i miei progetti.

Cammino per strada e il mio viso sorride a tutti. Buongiorno! Qualcuno mi guarda con sospetto. Questa è pazza. Forse hanno ragione. Man mano che la canzone prosegue il mio buonumore aumenta e inizio a muovere le mani e la testa seguendo il ritmo della musica. Un vecchietto mi sorride: che buon umore signorina! Io: è l’amore.

Io ballo da sola. Per strada.

Ora non vi resta che spararvela. Bye Bye.

Gossip Love Long Distance

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Comunicare ed equilibrare

Sono una giovane donna di comunicazione. Non nel senso che mi piace parlare (anche quello lo ammetto e pure molto) ma perchè è il mio pensiero fisso.

Quando ero piccola era bello far sapere ai passanti che la mamma mi aveva appena messo la medicina per i pidocchi (ve la ricordate?). Ora le cose si sono complicate maggiormente.

Penso che alla base di una comunicazione che cambia il mondo ci siano persone che hanno raggiunto un pieno equilibrio di se stessi. Pensiamo alle parole. Il pensiero è compiuto e chiudente solo nel momento in cui nasce da un anima sana.

Il mio discorso può essere applicato sia al nostro ambito privato che lavorativo.

Iniziare la giornata in ufficio con un “BUONGIORNO A TUTTI COME STATE?”. Non darebbe un senso più dolce alle nostre giornate?

“SE C’E’ QUALCOSA CHE TI TURBA NE PARLIAMO!”

Nessuno ha potere di telepatia . Esternare le emozioni anche negative è sempre importante e liberatorio.

TI VOGLIO BENE è bello sentirselo dire e dirlo non è segno di debolezza

Potrei continuare con tanti altri esempi. Ma mi fermo qua. Voi non state già bene? E ora potete andare tutti aff……ops scusate anche questa e comunicazione! Vi amo

Segreti di un copywriter. Lo Sfintere Culturale.

Nessuno sa chi è. E’ un lui o una lei? Ma questo non è importante. E’ necessario che continui a esistere e a deliziarci con la sua scrittura. Io l’ho intervistata/o. Come in tutti gli spettacoli che si rispettano: ecco a voi Sfintere Culturale.

1. Scrivere. Parlami dell’emozione e dei sentimenti che ti provoca.

In realtà, chi scrive per professione cerca di non farsi trasportare dalle emozioni, quando scrive, ma di avere sempre un quadro lucido della situazione.
Questo serve per riuscire non solo ad adottare lo stile di scrittura migliore per il lavoro richiesto, ma anche a sviluppare una strategia che dia ottimi risultati.
Le emozioni fanno più parte degli scrittori, per come la vedo io, per i pochi che riescono a vivere esclusivamente del proprio stile personale e ad imporlo ai loro lettori.

Non nego, però, di aver sofferto molto il primo anno di carriera, quando non le speranze di riuscire a fare della scrittura il mio mestiere erano sul filo del rasoio: l’idea di non poter scrivere – o di non riuscirci, di non essere in grado di farlo, di non essere all’altezza – mi hanno fatto diventare la recidiva insonne che sono oggi. Direi quindi che per me la scrittura è una necessità, un piacere, un bisogno personale. Un bisogno primario, ormai, perché per rincorrere i sogni, a volte si arriva addirittura a rinunciare a dormire, pranzare, rilassarsi. Ma le fatiche enormi danno grandi soddisfazioni, non ne farei mai a meno.
2. Ricordi d’adolescenza. Scrivere: un modo per fuggire da un adolescenza travagliata? (Ironico andante)
Mi chiedi di rispondere in modo ironico, ma con la tua ipotesi hai fatto centro, per me l’adolescenza è andata proprio così: rinchiusa in fogli, fogli e fogli di fantasie, ricordi, progetti, tesine – perché prima di scegliere la migliore ho scritto una valanga di tesine. I miei compagni noleggiavano a turno i miei diari per leggerseli a casa, erano pieni di ironie sui professori e sui momenti scolastici più ostili. La scrittura è anche una forma di terapia, aiuta ad accrescere il proprio lato introspettivo, a riflettere. Credo sia utile a tutti, anche se in troppi difettiamo di una solida cultura grammaticale; e in un mondo dove la comunicazione è tutto, è un po’ desolante, ma anche positivo per noi copywriter disperati che fatichiamo notte e giorno per far capire ai clienti che non tutti sanno scrivere e che per farlo, in ogni caso, non basta un diploma qualunque. Quindi lodiamo la difficile lingua italiana, gli accenti sbagliati dalla maggior parte delle persone, l’ignoranza degli insegnanti e l’analfabetizzazione degli alunni perché sono loro che sfamano i pochi eletti che dopo aver faticato anni sulle sudate carte, hanno fatto della buona scrittura la loro professione.
3.  Non posso non chiederti scrittore preferito
Nabokov, assolutamente. Dosa creatività e rigore in modo impeccabile con tanta ironia, ma anche con la giusta serietà.  Anche Dostoevskij è tra i miei preferiti, ma mi mancano talmente tanti autori da leggere che forse non posso ancora rispondere veramente.  Il mio copywriter preferito è il Maestro Chesascrivere (pluricitato nel mio blog “lo sfintere culturale”,nonsouncazzo.me), ma anche Emanuele Pirella, purtroppo quest’ultimo però non l’ho mai conosciuto, anche se continua a insegnarmi tanto, ed è passato a miglior vita qualche anno fa.

 Grazie per le tue parole e grazie per aver ricordato il grande Emanuele Pirella.

 

 

 

Pubblica confessione di dipendenza

Cosa sono queste crociate contro il web e i social network? Penso che chi lo dice in realtà ne faccia un uso sbagliato. Insomma non ha capito niente. Non sfrutta le loro infinite possibilità.

Vabbè io sono un caso a parte. Piacere. Mi chiamo Michela e sono una drogata. Mi sparo in vena un paio d’ore di Facebook e tante tante ore del mio adorato Twitter. Non riesco a resistere senza fare un refresch e curiosare tra i nuovi aggiornamenti di stato. Mi prudono le mani se non cinguetto almeno una volta ogni ora. Non so se scrivo cose interessanti. Non sta a me giudicarlo. Magari sono di una pesantezza bestiale!

Il mio compleanno invece mi ha portato grazie al pensiero del mio amato uno smartphone assolutamente fantastico. E vai giù anche di Instagram. Piedi, gatti, persone, tramonti, cieli. E chi più ne ha più ne metta. Tutto finisce nel mio obiettivo sbilenco e sfocato.

Come farei senza?

  1. Il mio piccolo blog: grandi soddisfazioni
  2. Twitter: tante persone rilevanti e notizie sempre alla mano
  3. Facebook: curiosiamo tanto tutti ci scrivono i fatti loro
  4. Linkedin: guardate tutti quanto sono professionale
  5. Instagram: ci provo a fare gli effetti fotografici fighi