Segreti di un copywriter. Lo Sfintere Culturale.

Nessuno sa chi è. E’ un lui o una lei? Ma questo non è importante. E’ necessario che continui a esistere e a deliziarci con la sua scrittura. Io l’ho intervistata/o. Come in tutti gli spettacoli che si rispettano: ecco a voi Sfintere Culturale.

1. Scrivere. Parlami dell’emozione e dei sentimenti che ti provoca.

In realtà, chi scrive per professione cerca di non farsi trasportare dalle emozioni, quando scrive, ma di avere sempre un quadro lucido della situazione.
Questo serve per riuscire non solo ad adottare lo stile di scrittura migliore per il lavoro richiesto, ma anche a sviluppare una strategia che dia ottimi risultati.
Le emozioni fanno più parte degli scrittori, per come la vedo io, per i pochi che riescono a vivere esclusivamente del proprio stile personale e ad imporlo ai loro lettori.

Non nego, però, di aver sofferto molto il primo anno di carriera, quando non le speranze di riuscire a fare della scrittura il mio mestiere erano sul filo del rasoio: l’idea di non poter scrivere – o di non riuscirci, di non essere in grado di farlo, di non essere all’altezza – mi hanno fatto diventare la recidiva insonne che sono oggi. Direi quindi che per me la scrittura è una necessità, un piacere, un bisogno personale. Un bisogno primario, ormai, perché per rincorrere i sogni, a volte si arriva addirittura a rinunciare a dormire, pranzare, rilassarsi. Ma le fatiche enormi danno grandi soddisfazioni, non ne farei mai a meno.
2. Ricordi d’adolescenza. Scrivere: un modo per fuggire da un adolescenza travagliata? (Ironico andante)
Mi chiedi di rispondere in modo ironico, ma con la tua ipotesi hai fatto centro, per me l’adolescenza è andata proprio così: rinchiusa in fogli, fogli e fogli di fantasie, ricordi, progetti, tesine – perché prima di scegliere la migliore ho scritto una valanga di tesine. I miei compagni noleggiavano a turno i miei diari per leggerseli a casa, erano pieni di ironie sui professori e sui momenti scolastici più ostili. La scrittura è anche una forma di terapia, aiuta ad accrescere il proprio lato introspettivo, a riflettere. Credo sia utile a tutti, anche se in troppi difettiamo di una solida cultura grammaticale; e in un mondo dove la comunicazione è tutto, è un po’ desolante, ma anche positivo per noi copywriter disperati che fatichiamo notte e giorno per far capire ai clienti che non tutti sanno scrivere e che per farlo, in ogni caso, non basta un diploma qualunque. Quindi lodiamo la difficile lingua italiana, gli accenti sbagliati dalla maggior parte delle persone, l’ignoranza degli insegnanti e l’analfabetizzazione degli alunni perché sono loro che sfamano i pochi eletti che dopo aver faticato anni sulle sudate carte, hanno fatto della buona scrittura la loro professione.
3.  Non posso non chiederti scrittore preferito
Nabokov, assolutamente. Dosa creatività e rigore in modo impeccabile con tanta ironia, ma anche con la giusta serietà.  Anche Dostoevskij è tra i miei preferiti, ma mi mancano talmente tanti autori da leggere che forse non posso ancora rispondere veramente.  Il mio copywriter preferito è il Maestro Chesascrivere (pluricitato nel mio blog “lo sfintere culturale”,nonsouncazzo.me), ma anche Emanuele Pirella, purtroppo quest’ultimo però non l’ho mai conosciuto, anche se continua a insegnarmi tanto, ed è passato a miglior vita qualche anno fa.

 Grazie per le tue parole e grazie per aver ricordato il grande Emanuele Pirella.

 

 

 

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2 pensieri su “Segreti di un copywriter. Lo Sfintere Culturale.

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