Come essere felici in azienda. I Reikoconsigli.

Queste poche righe che mi accingo a scrivere vogliono porsi in maniera umile come piccoli consigli per una vita “felice e produttiva” nella tua azienda.

I miei due anni (pieni) nel campo del marketing e della comunicazione ed il mio percorso personale alla ricerca di un perfetto equilibrio mi sono serviti per capire che il benessere e la serenità nell’ambiente lavorativo sono molto importanti perchè l’azienda stessa sia sempre in up!

Tutto ciò non vuol dire che i conflitti non ci debbano essere ma devono diventare loro stessi produttivi. Cioè devono scatenare il dialogo. Sempre. Ho letto veramente molto sulla comunicazione aziendale e ho analizzato il modo in cui grandi manager hanno portato avanti la propria azienda anche in forti difficoltà.

Primo caso: Steve Jobs. Si, lo so, Steve non aveva un carattere facile. Urlava, sbraitava e mancava di rispetto. Ma aveva una dote. Quella di riconoscere i talenti ed individuare i mediocri. Il messaggio nascosto nelle sue urla era: puoi fare di meglio, puoi spaccare con questo lavoro che stai facendo! E i dipendenti Apple davano il centouno per cento.

Secondo caso: Sheryl Sandberg. Donna e attuale direttore operativo di Facebook. Inutile dirlo, uno dei miei modelli e ciò a cui aspiro. Sheryl è preparata e determinata ma, da grande talento, unisce alla professionalità i suoi sentimenti. Li esprime insieme a tutte le difficoltà che comporta un ruolo cosi forte.

Quindi cari manager o sedicenti tali questo è per voi:

  1. Conosci te stesso: siate equilibrati.
  2. Solo se state bene, riuscirete a far star bene il vostro team.
  3. La vostra mano deve essere “a volte fero a volte piuma”, per citare il protagonista del film di Verdone.
  4. Fate in modo che i dipendenti partecipino veramente agli obiettivi dell’azienda.
  5. Date veramente fiducia al vostro team .
  6. Favorisci le occasioni sociali (cene, aperitivi e compagnia) perchè è importante conoscersi come persone.
  7. Avvaliti sempre di  un responsabile marketing e comunicazione che saprà indirizzarti.
  8. Tieniti stretto i talenti e valorizzali.

E se hai bisogno di altri consigli sono qua. Non ti resta che contattarmi!

 

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“La grande bellezza”. Paolo e le metafore della vita.

Si, oh si. Hanno la puzza sotto il naso. Eccome se ce l hanno. E me li immagino li seduti, tutti impettiti e griffati. I critici cinematografici hanno bocciato il Paolo Sorrentino nazionale, regista de “La grande bellezza”. Troppo pacchiano, troppo ridondante, insomma troppo, troppo e ancora troppo. Non era elegante  quell’abbuffata di immagini e musiche per il raffinato minimalismo del Festival di Cannes.

E ovviamente anche in Italia si segue l’onda del giudizio negativo. Prima che si sapesse il verdetto della giuria di Cannes, tutti a glorificare e santificare il grande Paolo Sorrentino. L’unico regista valido rimasto nel tetro panorama cinematografico italiano. Poi La grande bellezza torna a mani vuote. E allora giù con le critiche. Un film scontato, noioso, lento e chi piu ne ha piu ne metta.

L’atteggiamento nei confronti di Sorrentino è lo specchio di un comportamento che vede gli italiani salire sempre sul carro del vincitore. E abbandonarlo nella tempesta. Non c’è fedeltà, non cè intelligenza e neanche rispetto. Anzi è un atteggiamento in generale degli esseri umani con poco, pochissimo cervello.

La verità è che il film di Paolo (si ormai è uno di famiglia!) è esso stesso “la grande bellezza”. Bello e luminoso. Intenso da farti sgorgare le lacrime in maniera autonoma. Tocca le corde del cuore il personaggio di Jep, recitato da un sublime Toni Servillo.

Sono sicura che il pubblico premierà il film.

Caro Paolo, non ti preoccupare vedrai che arriverà anche il tuo momento. Parlo a Paolo cosi come a me stessa.

La grande bellezza e l’essenziale sempre.

 

Secs en de siti #1

Ibba Monni non esiste

sex-and-the-city-actresses-people-without-no-teethOrmai me ne sono fatto una ragione: sono e resterò single per sempre. E bada bene: questo non è un post di patetica autocommiserazione, perché single non significa “solo” ma “da solo”, e “da solo” non significa “triste”. Non per me. Io da solo sto bene, ho le mie cose da fare, gli amici, il lavoro… ehm…

ohnoVoglio precisare che la mia singletudine NON è una scelta mia. Sono sincero. Io sono un bene di lusso: prezioso? No: non necessario. Sono come i capi d’abbigliamento di Vivienne Westwood: magari anche fighi, però troppo costosi per essere cose che non ti metteresti mai per uscire. Io sono da lasciare lì in vetrina, pensanso che forse sì, in un’altra vita, non ora…

Manuel e Dam sono convinti che io vada via come il pane: io sono Andrea  “tutti ti vogliono” Ibba Monni. Come posso far capire loro che gli psicopatici…

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Come conquistare il mondo? Semplice. Con un social network!

Ebbene si. Lo ammetto. Adoro tutto ciò che è social. Tutto ciò che mi permette di fare network con persone diverse da me e di ogni nazionalità. Ciò che ci distanzia è un click. Vogliamo mettere la possibilità di esprimere la propria opinione democraticamente e instaurare un dibattito? Io trovo tutto ciò fantastico. Oggi le notizie viaggiano veloci. Un post, un tweet oppure una condivisione possono cambiare il mondo. Pensiamo alla cosidetta “Primavera araba”. Ogni novità riguardante quella ribellione che aveva coinvolto alcuni paesi arabi arrivava a tutti tramite un tweet. Mi chiedo, a questo punto, cosa avrebbero potuto fare di ancora più straordinario Gandhi, Martin Luther King o Malcom X con un profilo Facebook.

Il social web è un potente motore di cambiamento sia personale che aziendale. Tutti abbiamo infinite possibilità. Possiamo promuovere il nostro estro creativo tramite il personal branding. Non abbiamo più bisogno di quel terrificante curriculum vitae in formato europeo. Un giorno ti svegli e trovi la mail di una grande azienda che è rimasta colpita dal tuo profilo e vuole fare una bella chiaccherata con te.

E poi le aziende e i social. Oggigiorno quasi tutte le aziende hanno un profilo Facebook. Un buon settanta per cento lo usa male. Malissimo. Non è semplice promuovere una giusta strategia di social media marketing. Ma i professionisti ci sono e pure bravi. Non pensate, care aziende, che il social media strategist stia li tutto il giorno a sollazzarsi su Facebook. Il professionista in questione lavora e meriterebbe ben più delle solite 200 euro al mese. L’azienda che fa da sola, in questo campo non fa per tre! Anzi il più delle volte combina grossi disastri alla propria immagine. E allora vediamo ristoranti che postano nauseabonde cosce di mucca squartate, considerazioni personali o politiche sul profilo aziendale, continue notifiche di eventi che non avranno in questo modo il minimo appeal. Qualche azienda si ostina ancora a voler pubblicizzare i suoi servizi su ingiallite pagine di quotidiani con costi esorbitanti. Sappiate che alla fine della giornata, il foglio di giornale per cui avete speso 2000 euro verrà usato per incartare il pesce al mercato rionale.

I tempi sono nerissimi ma non ci facciamo abbattere. Andiamo avanti e promuoviamo la buona comunicazione che fa crescere noi stessi e le aziende.

 

 

Web writer gallina, diventa mattiniero!

Ci riuscissi!

Webwriter freelance | copywriter freelance | fashion lover | Valentina.

Web writer gallina, diventa mattiniero: anche tu puoi diventare un web writer gallo! Chi dorme non piglia… Clienti! Ma come si fa ad alzarsi presto la mattina? No problem: insieme ce la possiamo fare: seguiamo i consigli dell’infografica!

Caro web writer, il mattino ha l’oro in bocca…

Ci sono web writer come il mio amico @Ludus che piazzano la sveglia alle 6.00, 6.30 massimo. Si alzano dal letto e sono pronti per cominciare la loro giornata.  Ci sono anche web writer come @riccardoe, che alle 8.00 hanno già twittato di blogging, copy e web writing al mondo intero. E poi ci sono web writer come me, che mettono la sveglia alle 8.00, la spengono appena suona e restano altri 5 minuti a letto. Quando si alzano, se tutto va bene, sono già le nove. Cerco di giustificarmi apponendo come scusa la pressione bassa, ma…  Lo…

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L’era dell’ Auna sgan steps

Tempo fa lessi un divertente pezzo di Antonio Lupetti sullo start upper style. Ricordo che mi fece sorridere ma allo stesso tempo riflettere. Ve ne propongo un estratto. Il resto lo potete leggere su http://woorkup.com/. “Ficcatevelo subito bene in testa. Per essere uno startupper non bastano le idee e il fiuto imprenditoriale. La prima e unica vera regola dello startupper italiano è assumere il tipico atteggiamento del prototipo del vero startupper. Ci sono poche e semplici regole da seguire che fanno però la differenza. Solo i migliori sono in grado di rispettarle tutte. Gli altri sono destinati a un lento e inesorabile oblio negli annali dell’Internet nostrana”.

L’articolo di Lupetti mi è ritornato in mente durante questo week end,  mentre seguivo (direi in maniera spoaradica) l’ormai glorificato Start Up Weekend svoltosi presso la sede di Tiscali.

Iniziamo. Ohhhh yes. Scusate si è appena impossessato di me lo spirito di uno start upper. Week end solo figo. Sono arrivato da Tiscali e mi ci è voluta almeno un’ora per tirare fuori dal portabagagli il mio Mac, il mio I Pad, I Phone, I Pod. Ok. Entro in sala solo gasato con la mia digital idea. Auona sgan steps. Scusa ogni tanto mi parte l’inglese. Perchè sono solo cosmopolita e web 2.0. Poi arrivo sul palco dopo tre giorni di lavoro e ci piazzo la mia idea stravanata. Auona sgan steps. C’era un tizio con i capelli bianchi che stava premiando. Ed è stato un momento solo figo perchè poi mi hanno trasmesso in streaming e mi ha visto anche mamma che era molto contenta. C’avevo un idea solo avanzata che non ho capito bene cos’era ma mi sembra che l ho letta su Wired.

Ovviamente la mia rivisitazione è ironica e spero non si offenda nessuno. La buona volontà della mia generazione è fuori discussione. Vorrei solo essere critica nei confronti di manifestazioni che vengono organizzate durante le campagne elettorali (le regionali in Sardegna si avvicinano) e mi chiedo (ma lo chiedo anche a voi) si crea davvero sviluppo? Quante di queste start up nascono e crescono in maniera costante senza morire nei primi tre anni di vita?

E allora riflettiamo e impariamo a pensare con la nostra testa.

 

Vi svelo un segreto

Sento l’esigenza di scrivere. Non so esattamente cosa. Come sempre. La mia mente macina pensieri di continuo. Ma mi affligge una sorta di pigrizia mentale che mi blocca la comunicazione. Ho un mare dentro l’anima e tante cose da dire. 

Ho deciso di studiare filosofia perchè è una cura per la mia complessità. Mi piace scrivere perchè mi permette di leggere chiaramente lo scorrere dei miei pensieri. E ora il teatro. 

Si…calma calma! Va bene non sono fatta per diventare un attrice. Trentacinque anni e una faccia troppo buffa. La mia dizione si concentra solo sulle vocali aperte. Si, direte, un completo disastro. Ma volete mettere la possibilità di esprimermi? Di tirare fuori anche il più piccolo granello della mia anima. Non ci sono ancora arrivata. Sono ancora al dieci per cento. Ma sto riscaldando i motori.

Il teatro è meglio della psicoterapia. Metti l’intenzione che vuoi nelle tue parole e ti sentirai meglio. Bisogna sempre cercare dentro se stessi. Questo è il segreto della felicità.

Io non ho un’espressione. Ne ho tante.

Da tanto avevo abbandonato la mia creatura di parole. Avevo paura di aprire la pagina del mio blog simildiario. Le critiche. A volte ti bloccano ma poi la tua passione è più forte di ogni cosa. 

 Bisogna ammetterlo, per troppo tempo non potete fare a meno di me. Vi aggiorno sulle mie ultime strampalate vicissitudini. La parola che per un ottanta per cento domina la mia vita è precarietà. Lavoro precario e qualche volta pure il neurone un pochetto ballerino. Ma che ci vogliamo fare. Fisima dei laureati in filosofia. 

Però sono felice. E quella stranezza che in adolescenza mi ha causato tanti disagi ormai è diventata una vera risorsa. Ho imparato a volermi bene con tutti gli annessi e connessi negativi del mio carattere. E sono affamata di conoscenza ed esperienza. Voglio fare della mia vita una cosa bella. Ho i miei punti di riferimento solidi: una famiglia accogliente e un fidanzato speciale. Credo in loro e darei tutto per loro. Poi ci sono io e la mia necessità di esprimermi. Attraverso la comunicazione (che è anche il mio lavoro) e il teatro (recentemente). E ancora più di prima mi rendo conto di non avere solo un espressione. La mia maschera è quella del sorriso perennemente sul mio volto. Ma non è l’unica espressione. Mi rendo conto della mia complessità che a volte sento come un macigno. Creare mi da la possibilità di alleggerirmi. Come ora. Ho scritto. Si si maestrini è sgrammaticato ma chi se ne frega.

Io non ho un’espressione ne ho tante.

Carrie and me

Le vacanze ti danno modo di riflettere. Di pensare. E io in questi giorni lo sto facendo. O almeno penso. Comunque vi illumino sugli esiti della mia solita corsa neuronale.

Un giorno chiesi ad un collega copy un parere sul mio blog. Mi disse di trovarlo fresco e di natura molto vicina alla Sex and the city. Pensandoci lo trovo vero. Rileggo tutti i miei post. Sono vivaci e io mi sento molto ma molto Carrie.

Carrie Bradshaw. Certo io e Carrie non ci somigliamo per niente. Fisicamente dico non sono ne bionda ne magra. Insomma sono una Carrie post punk che vive a Cagliari e ama gli abiti estrosi. Ma anche le cose eccentriche. Ho una certa classe. Questo lo riconosco. Ma soprattutto mi piace scrivere di me stessa, su me stessa e sulla vita. E qua mi sento assolutamente Carrie.

Ho vicino il mio Mister Big. E qua mi riconosco in Carrie. Lui affascinante e intelligente sostiene la sua compagna nelle sue stranezze e a volte (diciamolo pure) la sopporta.

Nei prossimi giorni vedrete la trasformazione di questo blog in quello di una novella Carrie Bradshaw nostrana.

Kisses